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Notizie in primo piano
  • 30.08.2013
    Autore: Redazione
    ORVIETO 6 – 7 settembre 2013 – Palazzo dei Capitani del popolo
    Seminario di studio
    PER UN NUOVO CENTRODESTRA: PRIMA L’ITALIA
    PER USCIRE DA UNA CRISI DI SISTEMA
    relazioni e confronto sul documento programmatico
     
    Venerdì 6 Settembre
    ore 15.30 – 20:30
    Introduzione
    L’Italia nella competizione globale: i numeri della crisi.
    Il recupero della sovranità nazionale come condizione per superare la crisi: i vincoli dell’Euro, la concorrenza asimmetrica nel commercio globale, l’aggressione al Made in Italy.
    I due pilastri del modello di sviluppo italiano: le produzioni di qualità e la cultura nel territorio.
    La politica energetica italiana: tra occasioni mancate e una strategia per lo sviluppo sostenibile.
    Le riforme per recuperare la sovranità democratica: la sfida contro lobby, burocrazie e federalismo separatista.
    Vita, famiglia e pari opportunità per un welfare comunitario.
    Una politica estera per l’interesse nazionale.
     
    Relazioni di Gianni Alemanno, Maurizio Castro, Valentino D’Addario, Luigi Di Gregorio, Alberto Manelli, Isabella Rauti, Salvatore Santangelo
     
    Sabato 7 Settembre
    ore 9.30 – 12.00
    Continuazione del dibattito sul documento programmatico.
    ore 12.00 – 13.30
    COMUNICAZIONE E RETE PER ESSERE MOVIMENTO
    Introduzione all’utilizzo dei social network.
    ore 15.30 – 20.00
    UN MOVIMENTO PER LA SOVRANITÀ NAZIONALE
     
    Relazioni di Francesco Biava, Felice Costini, Antonio Tisci, Giovanni Zinni
    Conclusioni di Gianni Alemanno
  • 23.08.2013
    Autore: Redazione

    6 e 7 settembre – Orvieto Palazzo dei Capitani del Popolo Piazza del Popolo 21

    COME PARTECIPARE

    Per partecipare al seminario è necessario effettuare una preiscrizione all’indirizzo mail fondazionenuovaitalia@fondazionenuovaitalia.org, indicando le proprie generalità (nome, cognome, indirizzo di residenza, mail, numero di telefono e eventuali cariche politiche o associative). Le due giornate di studi sono a numero chiuso.
    La segreteria organizzativa Ti ricontatterà per confermare la Tua iscrizione e per fornirti tutte le informazioni utili, il programma definitivo e, per chi in intendesse pernottare ad Orvieto, le indicazioni sulle strutture alberghiere convenzionate per l’evento.

    Il Seminario inizierà venerdì 6 ore 15.00 con l’accredito dei partecipanti e si concluderà sabato 7 alle ore 19.30 con l’intervento di Gianni Alemanno.
    E’ prevista una quota d’iscrizione di 20 euro.

    Per ogni eventuale informazioni:
    Chicco Costini cell. 3337902795 felicecostini@hotmail.com
    Luca Baccarelli cell. 3896477276 luca.baccarelli@hotmail.it
    Daniele Piccinin cell. 3475743419 daniele.piccinin@gmail.com

  • 13.01.2013
    Autore: Redazione
    Dopo mesi di confusione e di continui “colpi di scena”, lo scenario politico nazionale si sta finalmente delineando con contorni chiari, tali da permettere ai nostri militanti di fare scelte consapevoli e dare punti di riferimento precisi a tutti gli appartenenti alla nostra area.
     

     
    Quando nel 2008 - in chiave elettorale e con un metodo troppo rapido e diretto -  fu battezzato il Popolo delle Libertà come partito unico del centrodestra italiano, eravamo tutti consapevoli della difficile scommessa che avevamo lanciato verso il futuro.
     
    Ma si trattava di una scommessa tanto difficile quanto necessaria. La divisione fra il centro e la destra nel corso della Prima Repubblica era stata, infatti, uno dei principali fattori di debolezza per tutte le comunità politiche che ritrovano le proprie radici nei valori tradizionali e  popolari  della nostra identità nazionale.
    Da un lato la Democrazia Cristiana si configurava come punto di riferimento per il mondo cattolico e luogo delle mediazioni moderate per la governabilità; dall’altro lato la destra raccoglieva molti ambienti legati ai valori “nazionali” e “patriottici”, confinati in un ghetto fortemente condizionato da residui nostalgici e reazionari.
     
     
    Su questa divisione la sinistra ha fondato, per oltre quarant’anni, la sua egemonia culturale e il suo alto grado di  condizionamento del “bipolarismo imperfetto” che caratterizzava l’Italia in quel periodo.
    Non a caso uno dei principali fattori di discontinuità che segnano la nascita della Seconda Repubblica,  è stato l’atto di coraggio con cui Silvio Berlusconi ruppe il muro che divideva il centro dalla destra, dichiarando esplicitamente il suo appoggio a Gianfranco Fini alle elezioni  comunali di Roma del 1993.
    Da quel momento - con la nascita successiva del Polo della Libertà e del Buon Governo, della Casa delle Libertà e infine del PdL – si è prodotta una progressiva spinta politica per saldare insieme tutto il blocco sociale del centrodestra, superando divisione ideologiche, provenienze diverse e contrapposti interessi elettorali.
     
    In  particolare il passaggio da un’alleanza tra partiti diversi ad un unico movimento  doveva permettere il superamento di ogni forma di competizione elettorale all’interno dello stesso schieramento politico, facilitando sintesi programmatiche al servizio del bene comune e non del “marketing elettorale” dei singoli componenti della coalizione.
    La vittoria elettorale del 2008 e la successiva conquista del Comune di Roma,  seguite da più di un anno di ottimi risultati del governo Berlusconi, sembravano aver  dimostrato in modo incontrovertibile la validità di questo modello di centrodestra. 
    Purtroppo, proprio la forza assorbente dei diversi impegni istituzionali ci ha portato  a trascurare la costruzione di una forma organizzativa adeguata ad un partito grande e importante come il Popolo delle Libertà. Questo ritardo non poteva non favorire il riemergere di antiche contrapposizioni e l’esplodere di nuovi conflitti non governati. 
     
    Innanzitutto il disimpegno e poi la scissione di Gianfranco Fini e di Futuro e Libertà hanno indebolito in maniera irreversibile lo schieramento di governo, aumentando il potere di condizionamento della Lega Nord e di tutti i frammenti politici  che sono stati via via aggregati per mantenere la maggioranza numerica in Parlamento. In questo contesto sono saltati tutti i difficili equilibri che esistevano tra noi e i nostri alleati nella politica economica e nei progetti di riforme istituzionali.
    Infine, con la caduta del Governo Berlusconi e la nascita dell’esecutivo “tecnico”, ha preso corpo un nuovo polo di aggregazione “centrista”, raccogliendo gli umori contrari  alla leadership di Silvio Berlusconi, che si sono coagulati intorno ad un sogno di  restaurazione  della Prima Repubblica  rivista e corretta alla luce  del rigore economico e tecnocratico dell’Unione  europea. 
     
    In pratica la cosiddetta “area moderata”  si è andata scindendo in due poli contrapposti: da un lato quello centrista di Mario Monti e dall’altro lato quello di centrodestra di Silvio Berlusconi. 
    Per tentare di evitare questa spaccatura che rischia di offrire un forte vantaggio politico e numerico alla sinistra di Bersani, si è mossa all’interno del PdL la composita aggregazione di “Italia Popolare” che, in nome del comune riferimento al Partito Popolare Europeo, ha tentato di costruire un ponte tra il nostro partito e  l’aggregazione montiana. Questo aggancio è fallito perché Mario Monti e i suoi principali collaboratori si sono progressivamente dimostrati estranei alle radici più essenziali del centrodestra italiano: riferimenti tiepidi se non inconsistenti ai valori della dottrina sociale della Chiesa, lontananza dal blocco sociale delle piccole e medie imprese e delle professioni, atteggiamento critico e riduzionista  nei confronti dei riferimenti identitari della nostra comunità nazionale. 
     
    Tutto questo non poteva non portare l’aggregazione montiana lontano dal nostro centrodestra, verso due prospettive astratte quanto pericolose.
     
    La prima è l’idea di poter realizzare in modo “tecnico” e “neutrale”  il rinnovamento della società italiana,  prescindendo da ogni  conflitto politico basato su diverse visioni della vita e del mondo. Si pretende di archiviare non solo il bipolarismo della Seconda Repubblica ma le stesse categorie politiche di  “destra” e di “sinistra”, in nome di una agenda di riforme sradicata dall’identità e dalla storia del popolo italiano.
    La seconda prospettiva, più concreta ma molto più inquietante, è quella di riproporre l’antico modello di un incontro tra la sinistra e il centro moderato in un vasto schieramento che si vuole presentare come riformista e modernizzatore. Una sorta di riproposizione post-ideologica delle “convergenze parallele” e del “compromesso storico”, dimenticando che buona parte del ritardo storico e del disastro antropologico del nostro paese dipendono proprio dalle influenze negative che questo modello ha prodotto nella società italiana negli anni ‘70 e ‘80. 
     
    Queste derive hanno portato Monti a far cadere nel vuoto le offerte, provenienti anche da Silvio Berlusconi, di creare insieme una vasta alleanza di centrodestra, rinchiudendo l’aggregazione centrista in uno spazio limitato che non fa altro che aumentare le speranze di vittoria di Vendola e Bersani.
    Sul versante opposto una parte significativa dei quadri dirigenti e dei militanti provenienti da Alleanza Nazionale  ha prodotto la scissione  di “Fratelli d’Italia - centrodestra nazionale” come tentativo di sottrarsi alle difficili mediazioni, tipiche di un grande partito composto da più anime, in atto dentro il PdL. In questo caso siamo di fronte a una sorta di tentativo di “ritorno alle origini” (il famoso “ritorno ad Itaca” invocato negli ultimi tempi da alcuni intellettuali di destra) che rischia di isolare molte energie positive che sarebbero state estremamente utili nell’opera di rilancio del progetto politico del Popolo della Libertà. In realtà, come abbiamo cercato di spiegare all’inizio di questo documento, tutto si dovrebbe fare meno che separare le forze più caratterizzate a destra dal contesto del partito unico del centrodestra. Infine non si può non evidenziare come questo progetto finisca per offrire anche poche risposte sul piano identitario: come già accadeva in Alleanza Nazionale, nello stesso contenitore partitico si ritrovano mescolate insieme contrapposte spinte comunitarie, liberiste e reazionarie. Ovviamente, la scelta di Fratelli d’Italia di rimanere nell’ambito della coalizione di centrodestra pone le premesse per continuare un confronto costruttivo sul presente e sul futuro della nostra area politica, evitando da una parte e dall’altra di aprire inutili fronti polemici.
     
    Per questi motivi la nostra priorità rimane, nonostante tutte le difficoltà, quella di continuare a lavorare nel Popolo della Libertà per costruire un baricentro forte ed attrattivo dello schieramento alternativo al massimalismo della sinistra di Vendola e Bersani. 
    Sono stati sufficienti pochi giorni di inizio di campagna elettorale per constatare che Silvio Berlusconi è ancora oggi l’unico leader in grado di aprire una prospettiva vincente per tutto il centrodestra italiano. Non si tratta solo della capacità comunicativa di parlare a milioni di italiani, scuotendoli dalla rassegnazione e dall’assenteismo, ma di riuscire a sfidare con coraggio luoghi comuni ideologici, “sepolcri imbiancati” e centri di potere che, nonostante venti anni di Seconda Repubblica, continuano ad avvelenare la vita del nostro popolo. 
     
    L’equivoco da sciogliere e il messaggio da comunicare a tutto il popolo italiano è molto semplice: non si può cambiare l’Italia, rendendola competitiva e vincente nello scenario europeo e nell’economia globale, senza affrontare uno scontro politico e fare una scelta di campo. Ce lo insegna anche la più recente storia europea: tutti i progetti di cambiamento sono passati attraverso un aperto conflitto tra alternative visioni politiche e sociali, che per altro danno fondamento al bipolarismo europeo tra Partito Popolare e Partito socialista.
    Oggi ci sono in Italia due modi per tentare di uscire dalla crisi economica: si può rafforzare l’alleanza che lega insieme centri di potere economico, culturale e sociale in un progetto dirigista e tecnocratico; oppure si può aumentare la libertà, la creatività e la consapevolezza della propria identità nelle persone, nelle famiglie e nelle comunità che formano la società civile italiana. Il Popolo della Libertà nasce per aggregare questo secondo fronte. 
     
    Il nostro mondo, proveniente dall’esperienza della Destra Sociale, ha visto crescere il proprio peso politico e culturale all’interno del Popolo della Libertà, dove – attraverso un fecondo dibattito tra fondazioni e centri culturali – è sempre più evidente l’importanza che viene riconosciuta ai valori non negoziabili e a una visione comunitaria della nostra identità nazionale.
     
    Oggi, insieme a Silvio Berlusconi, ad Angelino Alfano e ad una classe dirigente che ha dimostrato compattezza, possiamo riportare gli italiani al voto, alla speranza e alla partecipazione. Possiamo vincere una grande sfida, per battere una sinistra ancora ancorata a vecchi pregiudizi ideologici e per portare l’Italia fuori dalla crisi economica e morale.
     
    Per questi obiettivi stiamo nel Popolo della Libertà, su queste speranze dobbiamo continuare a costruire un progetto che appartiene alla storia della nostra Nazione.
     
     
  • 26.07.2012
    Autore: Redazione

    “Voglia di esserci, voglia di partecipazione”: questo è lo spirito trapelato oggi durante la presentazione della lista civica “Rete Attiva X Roma” sulla terrazza del Pincio.
    Da Roma può partire il rilancio dell’Italia. Abbiamo tutte le energie per superare la crisi e tutto questo può accadere a patto che la città venga sbloccata; perciò oggi ho chiesto ai cittadini di realizzare un grande progetto di aggregazione.
    C’è in atto un conflitto politico, e noi lo affronteremo. Ci sono lobby, gruppi che bloccano la città, ma c’erano anche con i sindaci di centrosinistra. Dobbiamo rompere questa crosta e per farlo servono idee e persone nuove, quelle persone che si sono allontanate dalla politica.

    Mi auguro si vada incontro ad una campagna elettorale senza fango, ma fatta di contenuti e che miri a risollevare le sorti di questa città. Basta insulti, provocazioni, basta fango in faccia: altrimenti non si torna più indietro dal veltronismo, una realtà che ha già fallito. Anche l’attuale Pd sembra il partito comunista, fermo agli anni ’70. Chiuso nei suoi vincoli ideologici, nella sua politica del no, impermeabile a qualsiasi cambiamento.
    La nostra scelta deve essere quella di mettere in campo forza, capacità e grande energia, per impegnarci in progetti essenziali per la città. Ma è necessario che la forte spinta arrivi da parte dei cittadini.

    Clicca qui per foto dell'evento di F.Di Majo

  • 26.07.2012
    Autore: Redazione

    Tante le persone che hanno scelto di esserci, di aderire alla lista civica Rete Attiva X Roma. Nell’ambito della manifestazione del 25 luglio alla terrazza del Pincio sono stati presentati i promotori di questa nuova avventura.

    Ecco di seguito l’elenco:
    Prof. Carlina Albanese, prof. di Radiologia, pres. Firomms Onlus; Prof. Francesco Alberoni, saggista, sociologo; Maestro Giorgio Albertazzi, attore e regista; Dott. Cesare Altobelli, Cons. Fiavet Lazio; Dott.ssa Edith Arbib, imprenditrice; Von Furstenberg. molto attiva in ambito benefico, membro dell’associazione Donne del Mediterraneo; Dott. Pupi Avati, regista; Dott. Alberto Bevilacqua, scrittore, giornalista; Dott.ssa Gigliola Brocchieri, Collegio Probiviri Ord. Farmacisti; Dott. Stefano Battistelli, campione di nuoto; Avv. Luigi Ciatti, pres. Ambulatorio Antiusura di Roma; Prof. Ing. Paolo Colarossi, prof. ord. di Urbanistica, facoltà di Ingegneria Università di Roma La Sapienza; Dott.ssa Costanza D’Ardia, assistente sociale; Dott.ssa Maria Rosaria De Luca, pres. Ass.ne Libreria dell’Anima; Dott. Vittorio Della Valle, vice pres. Confcommercio Roma; Dott.ssa Costanza Di Canossa, imprenditrice; Dott. Carlo Eleuteri, gioielliere antiquario Via Condotti; Sig.ra Giorgia Frasacco, imprenditrice; Paolo Ialungo, rappresentante Ass. Promz. Sociale Gentes; Dott. Mohid Yassine Jawad, giornalista; Dott.ssa Alma Manera, cantante lirica; Prof. Massimo Martelli, primario chirurgo, direttore responsabile del reparto di Chirurgia Toracica dell’Ospedale Forlanini di Roma; Dott. Marco Matteoni, pres. Sez. Costruttori Confartigianato Imprese Roma; Dott. David Mayer, imprenditore, stilista apprezzato anche fra i giovani; Dott. Damiano Oliva, cons. rappresentante Studenti Roma Tre; Arch. Aldo Olivo, seg. gen. Ordine Architetti; Avv. Remo Pannain, pres. Ass. Rete Attiva X Roma, procuratore legale; Dott.ssa Carolina Parisi, pres. Ass.ne Luiss Campus 2.0; Prof. Roberto Pasca di Magliano, prof. ord. Economia Politica Università di Roma La Sapienza; Dott. Paolo Portoghesi, architetto professionista di fama mondiale; Dott. Folco Quilici, documentarista; Notaio Giusesppe Ramondelli, cons. Ordine Notai Notaio sul territorio di Roma, Viterbo e Civitavecchia dal 1979; Maestro Giulio Rapetti Mogol, autore tra i più grandi parolieri della canzone italiana; Dott. Simone Rebichini, componente Uff. Pres. Consulta Prov.le Scolastica Roma; Ing. Francesco Rossi, pres. Ordine Ingegneri Roma e Lazio; Dott. Alberto Terranova, stilista Maison Sarli; Gen. Antonino Torre, pres. Gruppo Cons. Lista Civica; Prof. Maurizio Valeriani, chirurgo plastico, primario di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva presso l’ospedale S. Filippo Neri a Roma. Dott.ssa Paola Vinciguerra, psicologa, laureata all’Università La Sapienza di Roma; Dott. Roberto Wirth, presidente Ass.ne Piazza di Spagna; Dott. Yin Yonghai, pres. reg. Comunità Cinesi In Italia.

  • 19.07.2012
    Autore: Redazione

    L'appuntamento resta confermato ma con un cambio di data per motivi metereologici. Il 25 luglio, alle ore 18.30 sulla terrazza del Pincio (Villa Borghese) darò il via alla Lista Civica “Rete Attiva per Roma” che mi sosterrà nelle prossime elezioni amministrative del 2013.
    Già nel mese di marzo ho presentato “Rete Attiva” come organizzazione di collegamento che, fino ad ora, ha raccolto più di 200 tra associazioni, comitati di quartiere e circoli culturali, in rappresentanza dei tanti diversi interessi della società civile di Roma.
    Adesso si tratta di fare un ulteriore passo avanti, ponendo le basi programmatiche ed associative di un sistema di liste civiche che deve portare donne e uomini della nostra città nell’Assemblea Capitolina e nei diversi Consigli Municipali.
    Credo che questa iniziativa s’inserisca nel grande movimento di liste, fondazioni e associazioni che, in tutta Italia, sta rappresentando una spinta decisiva verso una nuova politica e verso una più forte partecipazionedei cittadini.
    Tutti possono contribuire alla formazione della lista civica “Rete Attiva per Roma”, con suggerimenti al programma elettorale, con l’impegno direttonell’organizzazione e, non per ultimo, proponendosi come candidati nelle liste.
    Ti invito pertanto ad intervenire all’incontro del 25 luglio per conoscere il nostro progetto e per prendervi attivamente parte.

    Un cordiale saluto

    Gianni Alemanno

  • 07.07.2010
    Autore: Redazione
Articoli in primo piano
  • 18.06.2012
    Autore: Redazione

    Tre giorni fa il Presidente del Consiglio Mario Monti ha ricevuto l’appoggio convinto e motivato delle forze politiche della sua singolare maggioranza, in vista del vertice dell’UE del 28 giugno. Soprattutto nelle parole di Angelino Alfano, il sostegno è finalizzato a far valere, in occasione della imminente scadenza europea, il massimo della decisione possibile: non per mostrare una patetica “faccia feroce”, ma per adeguare la consapevolezza di chi in Europa è chiamato a governare la crisi alla realtà della situazione, in particolare della situazione italiana. Il premier dal Parlamento ha ricevuto l’invito a descrivere, in particolare, lo stato del sistema bancario italiano per quello che è, e non per quello che fa intendere l’andamento in borsa dei titoli di riferimento. Se infatti la presunta debolezza della banche italiane viene attribuita alla esposizione che esse hanno sui nostri titoli di Stato (esposizione strutturale inevitabile), i nostri istituti di credito non sono per nulla deboli; i loro bilanci non hanno esposizioni né verso settori immobiliari fermi e inflazionati (ciò che invece caratterizza le banche spagnole e inglesi), né verso prodotti derivati diventati “tossici” (il che invece interessa le banche tedesche, francesi e inglesi).

    Quale è allora il problema per il sistema creditizio italiano? In Francia, in Germania e in Inghilterra molti di questi titoli sono collocati in bilanci bancari non al loro effettivo e attuale valore di mercato, bensì al costo originario. L’approccio finora è stato infatti quello dello struzzo: ci si illude che i bilanci di queste banche siano più forti solo perché si spera che i titoli in questione non vadano in default fino alla data di scadenza. In quelle Nazioni più di una banca ha imputato i titoli alla sezione di bilancio denominata AFS: una parte nella quale il valore del titolo e le sue variazioni non influenzano il conto economico, e quindi gli esiti (trimestrali, annuali, e così via) dell’istituto hanno un effetto solo sul patrimonio. Ergo: la valutazione avviene, ma non incide sul risultato dell'azienda, e per conseguenza sul suo corso azionario in borsa. Solo se l'istituto di credito dovesse decidere di liquidare tali titoli, ciò avrebbe un effetto sul conto economico, e quindi sul risultato. E' un bel modo per evitare che scelte di investimento rischiose, dalla riuscita non buona, abbiano effetti sensibili sul successo di una banca.
    Le banche italiane, invece, hanno una più accentuata esposizione sui titoli di Stato italiani, per intenderci innanzitutto Bot e Btp, che – come è ovvio – sono valutati nei bilanci e aggiornati in tempo reale: quindi, pur soggetti a una maggiore volatilità giornaliera, sono molto più sicuri dell’immondezza finanziaria di cui altre banche europee hanno caricato i loro bilanci. È difficile continuare a tollerare comportamenti speculativi nei nostri confronti, dopo aver subito a novembre giochetti tesi a far guadagnare tempo alle banche francesi e in misura minore tedesche, al fine di ridurre l’esposizione sui titoli greci. Enfatizzare una ipotetica debolezza del sistema finanziario italiano, e aggiungere – come ha fatto pure un ministro austriaco – che l’Italia avrà bisogno di aiuti europei come è stato per la Spagna, permette di conseguire due obiettivi: si devia l’attenzione dalle vere debolezze del sistema bancario europeo (Francia, Germania e, in misura minore, Inghilterra), in linea con quanto accaduto a novembre; si indeboliscono le banche italiane a tal punto che altre banche europee, di fatto più deboli, potrebbero tentare di acquistarle, facendo ‘bingo’, grazie alla forte posizione di cui gli istituti di credito italiani godono sul mercato interno: il delitto rischia di essere perfetto!

    E allora: una richiesta tutt’altro che oscena che il Presidente del Consiglio italiano potrebbe formulare il prossimo 28 è far sì che le banche valutino al valore di mercato il 100% delle loro posizioni: i governi tedesco, francese e inglese hanno qualcosa da obiettare? Se non trovano ostacoli, ne possiamo solo trarre vantaggio. Se invece resistessero, avremmo motivo per esigere rispetto per il nostro sistema. Dal presidente Monti ci si attende, in altri termini, di far presente che, da un certo momento della storia in poi, se muore Sansone non se la cavano neanche i Filistei. Avendo cura di chiarire a qualche nostro partner europeo che non ha molta dimestichezza con la Bibbia, i profili di somiglianza tra i vecchi Filistei e qualche nuovo (?) governante europeo.

    Gianni Alemanno – Presidente dei Circoli della Nuova Italia
    Alfredo Mantovano – Coordinatore dei Circoli della Nuova Italia

  • 12.04.2012
    Autore: Redazione

     Roma, 12 aprile 2012 – ore 13.45 – Sala Angiolillo, nella sede del quotidiano Il Tempo, Piazza Colonna, 366
    Il Forum prevede, il saluto del sindaco di Roma Gianni Alemanno, lo svolgimento di brevi relazioni introduttive da parte dell’on. Luciano Violante, del sen. Gaetano Quagliariello e dell’on. Ferdinando Adornato, coordinate dal Direttore de Il Tempo Mario Sechi.
    A loro seguirà un giro di tavolo, con interventi rapidi, e infine, una breve replica dei relatori.
    I partecipanti invitati sono esponenti docenti costituzionalisti, componenti delle Commissioni Affari costituzionali della Camera e del Senato, qualificati giornalisti di settore. L’intento è quello di promuovere un confronto costruttivo fra addetti ai lavori, in un momento di scelte difficili e impegnative, per le quali è necessario il massimo della consapevolezza e della responsabilità da parte di tutti.
    L’incontro è aperto a chiunque volesse intervenire e portare il suo importante contributo di idee.
    Si prega, in caso di adesione, di inviare la stessa all’indirizzo mail fondazionenuovaitalia@fondazionenuovaitalia.org ovvero al numero di fax 06-68214920

     

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