Lettera dell’on. Barbara Saltamartini pubblicata su “Libero” il 23 gennaio 2010
Cari amici di Libero,
non nascondo l’impressione che ha suscitato in me – donna e militante per la Vita - quella foto di Emma Bonino curva nell’atto di strappare un feto dal grembo di una madre. Tuttavia sento il dovere di mettervi in guardia dal rischio di cadere nel tranello radicale. Mettere l’aborto o, peggio, la croce nelle urne laziali vuol dire fare esattamente il gioco che si augurano Emma Bonino e Marco Pannella. Dico questo non perché, come scrive Filippo Facci, l’85% degli italiani è favorevole alla legge 194. Nessuno ha mai messo in dubbio questa legge, se non per chiederne una completa attuazione anche nelle parti dedicate alla prevenzione. Né si può trascurare l’impatto potenzialmente dirompente che certo fanatismo laicista potrebbe avere su questioni che toccano da vicino la salute femminile, come ad esempio la Ru486.
Il punto è invece un altro. Trasformare le elezioni laziali in un referendum bioetico, polarizzando selvaggiamente il voto fra laici e cattolici, risponde ad un preciso e assai sleale obiettivo. E questo obiettivo non è la conquista del governo regionale bensì la volontà di procurare un’immensa pubblicità alle liste radicali in tutta Italia. In altre parole, Bonino e compagni stanno approfittando di questo voto per concentrare il più possibile l’attenzione sulle loro tradizionali (e in parte ormai superate) battaglie, sulla loro storia, identità, diversità radicale. Molti quotidiani, com’era prevedibile, hanno già abboccato all’amo, fornendo un enorme e gratuito spot elettorale. A conferma di questa chiara strategia si può sottolineare la candidatura della Bonino come capolista in Lombardia. Un gesto incomprensibile se non inquadrato nell’ottica suddetta. Ma anche la corsa nel Lazio della piemontese Emma può essere letta come non casuale. In fondo quale miglior terreno di scontro di quello ove risiede il centro del cattolicesimo e in cui la sfidante è una donna? Basta guardare l’inquietante filmato Emmatar per accorgersi del tentativo di trasformare questa campagna in un epico, quasi metafisico e assai ideologizzato scontro fra il bene e il male. Con la conseguenza non solo di confondere gravemente gli elettori del Lazio (qualcuno mi ha persino chiesto se la Bonino depenalizzerà le droghe leggere in caso di vittoria) ma di dimenticare in tutto e per tutto quali sono i problemi della regione. Mi riferisco alla sanità, ai trasporti, al lavoro, all’agricoltura, alle piccole e medie imprese, alle famiglie: tutti temi che stanno lentamente scivolando fuori dal dibattito.
Personalmente credo che anche quei tre o quattro abortisti fanatici che sono rimasti in circolazione potrebbero non sentirsi rappresentati da una coalizione grottescamente eterogenea e faticosamente raccolta intorno a un nome imposto per mancanza di alternative. Il pensiero va soprattutto al Pd, che tace e acconsente per manifesta impotenza. Ma per la Bonino e i radicali l’orizzonte è luminoso: comunque vada, per loro è già un successo.
On. Barbara Saltamartini, Responsabile nazionale delle Pari opportunità del PdL