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Orizzonte di valori

Autore: Redazione

Politica - 06.05.2010

di Alfonso Magliocco

Domenica, 2 maggio 2010. Il portone del monastero-fortezza di Santo Spirito si chiude alle nostre spalle e ci salutiamo con un arrivederci alla prossima edizione. Facce stanche, ma serene, dopo settimane di tensione nel vedere ciò che accade all’interno del Pdl: serene, perché una comunità umana e politica non si è soltanto riconosciuta intorno a Gianni Alemanno, ma si è ritrovata o, meglio, ha riscoperto una rotta da seguire. In tempi di tatticismi politici, di polemiche più o meno sterili, di richieste di riorganizzazione del partito, si è tornati a parlare di quello che per anni ha unito un mondo umano politico: di politica. E onestamente se ne sentiva un gran bisogno, soprattutto in questo tumultuoso momento.
La famiglia come base della più estesa comunità nazionale, le radici della crisi economica, le prospettive di rinascita e la partecipazione, l’immigrazione e l’integrazione, l’antipolitica e la crisi della democrazia rappresentativa, il Sud tra problemi irrisolti e speranze. Questi i temi trattati nella tre giorni organizzata dalla Fondazione Nuova Italia e dai Circoli Nuova Italia in collaborazione con il centro studi Geopolitica.info.
Tutti temi importantissimi, che tuttavia non possono essere compresi e affrontati con la giusta attenzione senza essere inseriti in quella cornice più ampia che ha caratterizzato le giornate di studio: l’identità come categoria politica.
Per anni si è creduto che l’epoca della post-modernità e della globalizzazione potesse cancellare non soltanto i confini fisici ma anche i propri confini identitari, ossia culturali, religiosi, etnici. Il tempo e la storia hanno dimostrato che l’identità di un popolo è una forza immensamente grande e difficile da cancellare. Ed è proprio dalla nostra identità nazionale che si deve ripartire per affrontare le sfide che ci attendono, tenendo bene a mente i rischi che dietro a essa si celano: nazionalismo esasperato e xenofobia. Un’identità che non può prescindere dai valori della persona umana, capace di trasformare l’antagonismo in agonismo, in sfida leale con identità diverse. Un’identità non più statica, ma legata ad un progetto rivoluzionario, selezionata e privata di quelle radici malate che nascono da errori storici e che impediscono la crescita di un popolo.
L’essersi ritrovati a discutere in maniera seria e approfondita e l’aver abbandonato per pochi giorni la dialettica di una politica che non ci affascina, perché distante dal nostro modo di concepire il mondo, ha ridato a molti giovani certezze nuove per future battaglie. L’aria quasi sacrale del monastero cistercense e l’affiatamento di una comunità hanno fatto il resto.
Arrivederci alla prossima edizione, tenendo bene in mente le parole di Pericle: «Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo è detta una democrazia (…). Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita a una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla (…) Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà e la libertà il frutto del valore».
 


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