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Comunicare la QUALITA’

Autore: Redazione

Politica - 19.07.2010

di Omar Kamal

L’Italia è il principale Paese – tra quelli membri dell’Unione Europea – ad aver registrato un cospicuo numero di prodotti Dop, Igp e Stg. Un vanto per il Belpaese. Vanto di cui poco si parla. Eppure siamo di fronte a un primato internazionale, perché l’Italia gode di ben 204 prodotti certificati. Prodotti simbolo di qualità, efficienza, cultura e – aggiungo – amore.
Tuttavia l’Italia (ma questa non è una novità) è un paese dalla scarsa vocazione per quel che concerne la promozione della propria immagine. Soprattutto all’estero. Al contrario, siamo veri e propri maestri quando si tratta di parlarci dietro. Il vecchio detto “fa più rumore un albero che cade, che non una foresta che cresce” si sposa perfettamente con l’informazione che circola lungo tutto lo “Stivale”. Soltanto che 204 prodotti d’eccellenza, sono la “foresta che cresce”. Per questo la Fondazione Nuova Italia, ha dedicato un appuntamento alla QUALITA’ e alla presentazione dell’Atlante Qualivita, volume edito dalla Fondazione Qualivita che si occupa di divulgare quante più informazioni possibili circa i prodotti d’eccellenza del mercato agroalimentare italiano. Con il dovuto orgoglio. All’incontro erano presenti esponenti del settore, ma anche semplici curiosi. Perché il tema piace. E pure molto.
La tavola, i suoi prodotti, sono a tutti gli effetti parte dell’orgoglio nazionale. “Non è una novità” direte voi. “Meglio non dar nulla per scontato” vi rispondo io. Da poco meno di una decina d’anni, c’è stata la svolta. Una decina d’anni fa Gianni Alemanno (oggi sindaco di Roma) era ministro per le Politiche Agricole e Forestali, e per la prima volta – in ambito istituzionale – s’è parlato d’identità, cultura e valore in relazione ai prodotti della tavola. Sono stati affrontati gli Ogm e ci si è impuntati (in sede europea) sul ruolo dell’Italia nel mercato agroalimentare europeo. Una piccola rivoluzione, tenendo conto che in quegli anni nasceva la consapevolezza dell’esistenza di uno spauracchio, che prendeva il nome di globalizzazione. Un fenomeno che non si poteva fermare, ma che si poteva gestire. Ciò che ereditiamo oggi, è la debita risposta alla globalizzazione. Una risposta attiva, composta da fatti, lavoro e numeri in favore dell’Italia.
Nel mercato globale, i prodotti della tavola sono vittima dell’agropirateria. Perché dietro a quei prodotti si nasconde anche un indotto economico rilevante. L’hanno capito all’estero, dove hanno iniziato a copiare tutto ciò che è “made in Italy”. Formaggi, insaccati e tanti altri prodotti.
L’Italia è ancora oggi un paese fortemente rurale: un Paese ricco di tradizioni, oltre che di una cultura contadina che ha portato avanti la “carretta” nel momento del bisogno. E lo sta facendo anche oggi. Il settore agroalimentare ha dimostrato che esiste una risposta alla globalizzazione. Una risposta tangibile, fatta d’impegno, orgoglio e dedizione. La QUALITA’ (e non la quantità) oggi è la vera risposta alla globalizzazione. Il guanto di sfida della globalizzazione è stato lanciato una decina d’anni fa. Il settore agroalimentare italiano ha raccolto quel guanto di sfida e ha risposto con vigore. Ora non resta che aspettare che anche altri comparti della produzione italiana prendano esempio.


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