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OGM: INTERVISTA A GIOVANNI MONASTRA (parte terza)

Autore: Redazione

.:TERZA PARTE:.

di Omar Kamal 

E’ vero che gli Ogm riducono l’impiego di prodotti agrochimici?

Un recente studio, basato su dati inoppugnabili, smentisce categoricamente questa affermazione. Infatti nel lungo periodo, le colture transgeniche di piante tolleranti un determinato erbicida causano l’effetto contrario. Molto significativo è l’esempio americano. Nei tredici anni dall’inizio di tali colture l’uso degli erbicidi negli Stati Uniti è aumentato considerevolmente. Lo afferma, sulla base di dati ufficiali del Dipartimento dell’Agricoltura USA e della sua agenzia per le rilevazioni statistiche (NASS), il terzo rapporto su colture GM e uso dei pesticidi, steso da Charles Benbrook, eminente agronomo, già direttore della commissione Agricoltura dell’Accademia Nazionale delle Scienze, oggi responsabile scientifico dell’Organic center. Secondo il rapporto, tra il 1996 e il 2008 le colture geneticamente modificate resistenti agli erbicidi (soia, mais e cotone) hanno incrementato l’uso di tali sostanze di 173.275 tonnellate. Il 46% dell'aumento totale di erbicidi si è avuto nel biennio 2007 - 2008. La causa risiede nella diffusione di piante infestanti che hanno acquisito la tolleranza al glifosate (principio attivo dell’erbicida Roundup, il cui uso è abbinato alla quasi totalità delle piante GM aventi il carattere della tolleranza all’erbicida). Tale fenomeno (prevedibile!) deriva dal fatto che gli agricoltori per molti anni hanno irrorato questo tipo di colture GM sempre e solamente con il glifosate, cioè hanno usato un unico agente di controllo degli organismi nocivi, invece di variare il tipo di molecole ad azione erbicida.
 

Ma in questo modo le piante infestanti non hanno sviluppato una sorta di “tolleranza”?

Certo! Questa “monotonia” ha creato le condizioni ideali per l’insorgere e la diffusione della tolleranza nelle erbacce (ma lo si sarebbe dovuto prevedere già all’inizio). Di fronte a infestanti non più sensibili al glifosate, gli agricoltori hanno prima aumentato pericolosamente le dosi di questo pesticida, poi sono dovuti passare all’applicazione di erbicidi aggiuntivi e più tossici, come il paraquat e il 2,4D. Ecco spiegato il consumo elevato di prodotti agrochimici. Preoccupa, per il futuro, che l’industria del biotech non preveda altro che un potenziamento della stessa fallimentare strategia, ovvero lo sviluppo di piante geneticamente modificate per tollerare dosi più elevate di glifosate, per resistere a un numero più elevato di erbicidi o entrambe le cose. Il rapporto segna la fine del mito della maggiore sostenibilità ambientale delle colture GM anche presso il grande pubblico.


D’altro canto, c’è chi sostiene che gli ogm siano una strada fondamentale da intraprendere per contrastare la lotta alla fame nel mondo. Un elemento quanto meno discutibile. Voglio dire: la nostra società spreca di tutto, dall’energia al cibo, e – quel che è peggio – è che lo spreco fa gioco al mercato. Qual è la sua opinione?

Una prima annotazione: le colture GM esistono già a livello commerciale (e si sono via via diffuse) da quattordici anni (dal 1996) e intanto in questo periodo il numero delle persone affamate è aumentato paurosamente di centinaia di milioni. Almeno finora sembra che abbiano prevalentemente fatto arricchire chi stava già bene. Nello specifico non è vero che gli attuali OGM producano di più o siano adatti per ambienti ostili (aridi, ecc.). Anzi, con molta onestà, di recente, Martin Taylor, presidente della multinazionale biotech Syngenta e già membro del Consiglio per la Scienza e la Tecnologia del governo britannico, ha ammesso che le industrie, finora, hanno dovuto puntare alla commercializzazione di un pacchetto di prodotti ingegnerizzati altamente lucrativo, ma dagli “scarsi benefici ambientali”. Il presidente della Syngenta ha riconosciuto che le varietà di colture GM esistenti sono state sviluppate in larga parte per il clima e il tipo di agricoltura propri dell'emisfero settentrionale, mentre sono poco idonee per i paesi in via di sviluppo. Taylor ha dichiarato che ci vorranno almeno venti anni prima che le nuove varietà destinate ai paesi del sud del globo siano sviluppate e testate. Mi sembrano dichiarazioni molto esplicite e prive di ambiguità, che smentiscono tutti i proclami trionfalistici dei fanatici pro-OGM. Inoltre ricordo la produttività deludente della soia GM rispetto a quella convenzionale e i modestissimi incrementi del mais GM confrontato con quello non-GM. E non cito le altre colture transgeniche oggi in commercio, dato che non hanno alcune rilevanza per l’argomento che stiamo trattando. Piuttosto dico con chiarezza e senza alcuna ambiguità che la via per risolvere il problema della fame nel mondo passa attraverso la lotta alla povertà, alla corruzione, alle guerre che affliggono i paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Gli OGM forse potranno dare un contributo in futuro, ma solo dopo aver risolto in gran parte questi gravi problemi.

Lei parla dell’attuale trionfalismo sugli OGM. Ma quando iniziarono le colture commerciali, quale era il “clima” in proposito?

Non sarà male fare un po’ di storia per capire bene quante illusioni siano state alimentate così da essere un po’ smaliziati. Nel 1996 l’oligarchia del transgenico sognava a occhi aperti una veloce diffusione di colture commerciali di OGM sempre nuovi e con caratteri innovativi, contando di ottenere così profitti incredibili (vedi James, C. and A.F. Krattiger. 1996. Global Review of the Field Testing and Commercialization of Transgenic Plants, 1986 to 1995: The First Decade of Crop Biotechnology. ISAAA Briefs No. 1. ISAAA: Ithaca, NY. pp. 29-30). Infatti costoro pensavano che tra il 1996 e gli inizi degli anni 2000 si sarebbe completato lo sviluppo degli OGM di prima generazione, caratterizzati da “tratti agronomici” nuovi (tolleranza agli erbicidi, resistenza agli insetti e alle malattie, maturazione ritardata del frutto, ecc.). La seconda generazione era previsto si sviluppasse e giungesse a maturità tra la fine degli anni novanta e il 2005 circa. Doveva migliorare radicalmente i prodotti usati dall’industria agroalimentare (maggiore quantità di amido, saccarosio, acidi grassi e produzione di aromi, conservanti, ecc.). La terza generazione avrebbe dovuto abbracciare un arco di tempo circa dal 2003 al 2008. Avremmo dovuto ottenere vaccini, anticorpi, farmaci ricombinanti. Infine si prevedeva che la quarta generazione, dal 2007 circa in avanti, ci fornisse prodotti utili per l’industria chimica (monomeri e polimeri vari). Bei sogni! Ma dopo quattordici anni non c’è traccia in commercio di questi risultati strabilianti, se non solo per gli ormai vecchi prodotti di prima generazione, caratterizzati da “tratti agronomici”. Insomma uno sfoggio di ottimismo gratuito e interessato, misto a un preoccupante delirio di onnipotenza in una cronologia del tutto autoreferenziale.


“A pensar male si fa peccato, ma s'indovina quasi sempre”. Il mercato si concentra ovunque si trovi una ragionevole fonte di business. Così, chi prima produceva pesticidi, oggi si rifà producendo anche sementi ogm, in modo tale da coprire tutto il mercato. Oltretutto, poiché le sementi ogm non vengono riprodotte dalle stesse colture, queste devono essere necessariamente acquistate sempre da un produttore al prezzo stabilito. Messa così, dov’è la convenienza per chi acquista?

L’attuale fatturato delle aziende impegnate nella produzione di sementi transgeniche è stato valutato dall’ISAAA intorno ai 10,5 miliardi di dollari (comprendente il prezzo di vendita dei semi GM e le royalty sulla tecnologia), con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente (a fronte di un incremento delle superfici coltivate con OGM del solo 7%%. Questo importo grava per un buon 30% sui circa 34 miliardi di dollari del mercato mondiale di sementi. L’effetto moltiplicatore è notevole, dato che viene raggiunto il 30% del mercato pur avendo solo il 9% della terra arabile coltivata con OGM! Come si vede è un enorme business… La convenienza per gli agricoltori può esserci laddove esistono proprietà di grandi estensioni e una tipologia standardizzata di agricoltura (come negli USA). Non è certo il caso dell’Italia, dove è prevalente la piccola proprietà fondiaria (siamo sulla media di 5-6 ettari), spesso tra l’altro anche frazionata, e dove esiste una produzione di alta qualità, molto differenziata e specifica, ricca di tipicità. A margine vorrei precisare che le piante GM non sono sterili per cui gli agricoltori potrebbero usare le sementi ottenute dalle loro culture, ma il problema dell’acquisto ogni anno di nuove sementi diviene obbligatorio per la presenza della copertura brevettuale.

SEGUIRA' LA QUARTA E ULTIMA PARTE DELL'INTERVISTA


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