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OGM: INTERVISTA A GIOVANNI MONASTRA (parte prima)

Autore: Redazione

Data l’importanza del tema trattato, abbiamo deciso di suddividere la puntata in quattro pubblicazioni che saranno online a partire da oggi, sino a venerdì 2 aprile.

Intervista curata da Omar Kamal

CHI E' GIOVANNI MONASTRA - Giovanni Monastra biologo ricercatore, saggista, dall’ottobre 2005 al settembre 2009 è stato Direttore Generale dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) di Roma, dove nel periodo ottobre 2002 - settembre 2005 ha svolto le mansioni di Coordinatore Scientifico, organizzando e seguendo lo sviluppo e la realizzazione di vari progetti dell’Istituto, tra cui, in particolare, il Piano di biosicurezza sugli Organismi Geneticamente Modificati: Progetto-Quadro OGM in agricoltura (MIPAF 2003). Attualmente lavora come dirigente presso il Dipartimento dell’Ambiente del Comune di Roma.

.:PRIMA PARTE:.

Partiamo dalla notizia che di recente ha “cambiato” il rapporto fra Europa e ogm. La Commissione Europea ha autorizzato la coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora, prodotta da una nota multinazionale. In questo modo è stata sancita la fine dell'embargo sugli ogm, che nell'Unione europea resisteva dall'ottobre del 1998. Cos’è successo? Si è aperta una breccia all’interno dell’Europa?

Andiamo con ordine, chiarendo cosa è successo e quali sono i “controllori”: da poco si è insediata la nuova Commissione Ue e il maltese John Dalli è il nuovo commissario alla Salute e alla Politica dei consumatori, mentre all’Ambiente si è insediato lo sloveno Janez Potoènic. La decisione di costoro, favorevole alla coltivazione della patata Amflora (sigla di riconoscimento è EH92-527-1), ha segnato un inizio assai discutibile, rovesciando la precedente linea di cautela e prudenza seguita da Stavros Dimas, commissario per l’Ambiente prima di Potoènic. Considerata la incredibile velocità con la quale i due commissari hanno dato il via libera, già poco dopo il loro insediamento, nascondendosi dietro un nuovo parere favorevole dell’EFSA (European Food Safety Agency), inevitabilmente sono sorti diversi dubbi sulla affidabilità e sulle vere motivazioni del giudizio (tra l’altro, insieme a questa autorizzazione è stata anche approvata la commercializzazione di tre mais GM). Non si capisce come mai un prodotto, come Amflora, prima bloccato, sia stato autorizzato in gran fretta. E qui è opportuno ricordare bene i termini del precedente contenzioso tra l’azienda produttrice di Amflora e gli organi decisori europei.

Quali sono le caratteristiche di questo tubero? Ci sono altri casi di patate GM?

Rispetto al normale tubero questo OGM è molto più ricca di amilopectina, uno dei due polisaccaridi che costituiscono l’amido insieme all’amilosio. Ciò è stato ottenuto inattivando il gene che sovrintende alla formazione dell’amilosio. L’amilopectina si usa nella produzione di carta, tessuti, cosmetici, ecc. I suoi sostenitori ne vantano pregi di tipo ambientale (ad esempio, minore uso di solventi per estrarre l’amilopectina) ed economico per i produttori: i primi sono da dimostrare nei fatti rispetto al contesto generale (e lo si verificherà), sui secondi non ho dubbi… Quanto alla sua seconda domanda, le rispondo che in commercio non ci sono altri tuberi ingegnerizzati. Andrebbe invece ricordato che esistono già patate non GM con alte concentrazioni di amilopectina. Mi chiedo: come mai sono così poco considerate? Forse perché non sono coperte da lucrosi brevetti e quindi attraggono molto meno per il loro profitto?

Quest’approvazione limita l'utilizzo del tubero esclusivamente a livello industriale. O quasi. Infatti le patate ogm serviranno sì alla produzione di fecola finalizzata all'uso nell'industria della carta, ma è anche vero che gli eventuali residui della produzione potranno essere utilizzati nella preparazione di mangimi per animali. Animali che o faranno parte della nostre tavole, o produrranno derivati sempre finalizzati al nostro sostentamento. A questo punto viene da chiedersi: secondo lei qualcuno ha stimato cosa s’intenda per “eventuali residui”…

E’ vero. E’ stato autorizzato anche l’uso degli scarti delle lavorazioni di Amflora come mangime per il bestiame.
Ma vediamo meglio nello specifico i punti problematici del nuovo OGM. Mi dovrò dilungare un po’, ma credo sia utile per fare chiarezza.
In primo luogo osservo che è sconsigliabile trasformare prodotti commestibili, assai comuni nella dieta dell’uomo, facendoli diventare prodotti di uso industriale, con alterato profilo nutrizionale, anche perché la patata in oggetto è indistinguibile da quella tradizionale (è quindi meglio trasformare le parti non edibili, come si è deciso di fare per ottenere vaccini da piante geneticamente modificate). Inoltre questo nuovo OGM contiene il gene marker nptII per la resistenza agli antibiotici kanamicina e neomicina, che fanno parte della categoria degli antibiotici aminoglicosidici, attivi contro i microrganismi Gram positivi e su molti Gram negativi (nella stessa classe troviamo anche Gentamicina, Tobramicina, Amikacina, Netilmicina, Paromomicina, ecc.). Ciò è in contrasto con la normativa europea (Direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001) sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, la quale nel 2001 ha stabilito che: “[…] Gli Stati membri e la Commissione si assicurano che gli OGM che contengono geni che esprimono una resistenza agli antibiotici utilizzati per trattamenti medici o veterinari siano presi in particolare considerazione, al momento della valutazione del rischio ambientale per individuare ed eliminare gradualmente negli OGM i marcatori di resistenza agli antibiotici che possono avere effetti negativi sulla salute umana e sull'ambiente. Questa eliminazione graduale avverrà entro il 31 dicembre 2004 per gli OGM immessi in commercio […]” (Art. 4, par. 2).

Commercializzare e diffondere prodotti che di fatto resistono agli antibiotici in uso, non contrasta con necessità terapeutiche dell’essere umano?

Diffondere geni portatori del carattere della resistenza ad antibiotici ancora in uso comporta gravi problemi per la salute umana: con tutta evidenza ciò riduce il numero dei farmaci efficaci contro le infezioni batteriche (problema già grave anche per altri motivi). In coerenza con quanto ben noto e con la legislazione comunitaria, l’EMEA (European Medicines Agency) circa tre anni fa aveva criticato i pareri dell’EFSA, che in un primo tempo, citando la kanamicina, aveva asserito che questo antibiotico “non ha nessuna importanza terapeutica, o ha solo una rilevanza minore”. L’EMEA ha dichiarato che la presenza del gene marker per la resistenza alla kanamicina e alla neomicina presenta significative ripercussioni negative sull’efficacia terapeutica di tutti gli altri antibiotici aminoglicosidici (tra l’altro anche per l’OMS kanamicina e farmaci affini, nonostante siano ritenuti “vecchi”, hanno ancora un importante futuro in campo medico). Questa dichiarazione di allarme rende operativo il sopramenzionato Art. 4 par. 2 della Direttiva 2001/18/CE. L’aumento del già grave fenomeno della resistenza agli antibiotici (in questo caso verso quelli aminoglicosidici) potrebbe avvenire per effetto del possibile, anche se non molto frequente, trasferimento orizzontale di geni tra batteri: per tale via il carattere per la resistenza alla kanamicina e alla neomicina, ma anche agli altri farmaci della stessa classe, potrebbe passare nei batteri patogeni.
 

CONTINUA LA LETTURA DOMANI CON LA SECONDA PARTE DELL'INTERVISTA...


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